I vantaggi di una vita da parassita


Il parassitismo è una forma di interazione tra due o più organismi, di cui uno viene detto parassita e l’altro ospite. Ricorda per certi versi la simbiosi, dove il vantaggio è reciproco (simbiosi mutualistica), ma in questo caso il parassita tra vantaggi a spese dell’ospite, senza un vantaggio da parte dell’organismo ospitante.

A differenza del rapporto preda-predatore, nell’interazione parassita-ospite, i parassiti non uccidono i loro ospiti, ma vivono con loro (o dentro di loro) per un tempo solitamente molto lungo, in modo tale da sfruttare al massimo le risorse offerte dal parassitato. Nella maggior parte dei casi, il parassita sottrae nutrienti al proprio ospite, ed essendo tipicamente più piccolo, ottiene indirettamente anche protezione da predatori o agenti esterni.

Il vantaggio evolutivo appare evidente: il parassita non deve preoccuparsi di nutrirsi, sottraendo energie al proprio ospite. C’è però un limite all’ingordigia del parassita, perché se i nutrienti che sottrae al proprio ospite sono troppi, questo muore e di conseguenza arreca un danno anche al parassita stesso. Esiste quindi un sottile equilibrio all’interno del quale i parassiti possono vivere a spese altrui, ma al di fuori di questa zona la situazione potrebbe diventare pericolosa per entrambi.

In questo modo il parassita aumenta la propria fitness, ossia il proprio successo riproduttivo, ma in certi casi riesce anche a diminuire quella del proprio ospite, sia sottraendo le energie (a parità di cibo e metaboliti consumati, le energie dell’ospite sono minori), sia in certi casi agendo direttamente sul sistema riproduttivo dell’ospite, mediante quella che viene chiamata castrazione da parassita.

sacculina granchio

Sacculina carcini è un piccolo cirripede (infraclasse di crostacei) che parassita alcuni granchi (in questo caso un esemplare di Liocarcinus holsatus). Quando parassita un granchio femmina, interrompe per via ormonale la produzione di uova nel granchio e le sostituisce con le sue. In questo modo il granchio deporrà uova del parassita. Se sacculina parassita invece un granchio maschio, agirà sempre a livello ormonale, prima attraverso una vera e propria castrazione chimica, e successivamente inducendo comportamenti tipici della femmina, fino a indurre movimenti tipici a quelli della dispersione delle uova, che anche in questo caso sono uova del parassita. Photocredit: Hans Hillewaert.

I vantaggi di questo tipo di castrazione sono anche in questo caso legati alla fitness del parassita: un ospite che non si riproduce, avrà bisogno di meno risorse, e a parità di nutrienti ingeriti, il parassita potrà prendersene una percentuale maggiore. Inoltre, in certi casi, la riproduzione è un veicolo di trasmissione di agenti patogeni: per l’ospite è un rischio che deve essere compiuto, per poter trasmettere i propri geni, ma per il parassita, avere un ospite malato non è la cosa migliore.

 

Alcuni esempi di parassitismo

Le tenia (Taenia sp.) sono un genere di vermi parassiti di diverse specie, appartenenti al phylum dei Platelminti, ossia dei vermi piatti. Questo phylum comprende diverse specie, alcune delle quali a vita libera, ma circa il 90% di questi vermi sono parassiti, molti dei quali colpiscono anche l’uomo.

Per l’esattezza, tutte le specie del genere Taenia sono endoparassiti di animali onnivori o carnivori, tra cui l’uomo. Morfologicamente, tutte le Taenia non presentano una vera e propria bocca e un apparato digerente, ma vivendo nell’intestino dell’ospite riesce ad assorbire le sostanze nutritive già digerite o parzialmente digerite direttamente attraverso la sua pelle.

Ci sono tre specie che infestano l’uomo: una ha per ospite intermedio il maiale (Taenia solium) e raggiunge una lunghezza media di circa 4-5 metri, l’altra i bovini (Taenia saginata) ed è lunga circa 10 metri e la terza è la “tenia del pesce”, che ha come ospite intermedio prima dell’uomo alcuni pesci, come trota e persico, anche se questo platelminta non appartiene propriamente al genere Taenia, ma ne è stretto parente (Diphyllobothrium latum) è anche questo parassita può facilmente superare i 10 metri di lunghezza nell’uomo.

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Taenia solium, o verme solitario. L’ospite intermedio di T. solium sono i suini. Per questo motivo i casi di infezione di T. solium nei Paesi a maggioranza islamica sono molto rari o assenti. Si può supporre che il divieto di cibarsi di carne suina, presente nel Corano e in altri testi sacri, sia stato pensato proprio per limitare le infezioni di questo parassita, all’epoca non conosciuto. Photocredit: Pathology Outlines.


Un altro esempio di parassita di piccole dimensioni che vive nel corpo di altri animali è Toxoplasma gondii, un protista in grado di parassitare un’ampia varietà di animali a sangue caldo (omeotermi), e che predilige in particolare i felini. È l’agente eziologico della famosa toxoplasmosi felina, che a volte colpisce anche i gatti domestici, oltre a quelli randagi, e che attraverso questi animali può raggiungere anche l’uomo. Una delle caratteristiche più interessanti di T. gondii, è la sua capacità di modificare il comportamento degli ospiti intermedi (i roditori) per spingerli a essere cacciati dai felini, i quali sono infatti l’obiettivo finale  (o ospite definitivo) del Toxoplasma. Il motivo per cui il toxoplasma ha evoluto questi meccanismi è molto semplice: solo nel gatto Toxoplasma gondii riesce a riprodursi sessualmente, mentre in altri ospiti non riesce a fare ciò. Anche in questo caso, la necessità di riprodursi e di consegnare alla generazione successiva i propri geni, è il principale peso che spinge sull’acceleratore dell’evoluzione e che ha permesso a questo protista parassita di sviluppare nel tempo un sistema così complesso. Per maggiori informazioni sul meccanismo con cui T. gondii controlla i comportamenti dei roditori, e sul concetto di fenotipo esteso, si veda questo articolo.

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Immagine al microscopio elettronico di Toxoplasma gondii. Photocredit: National Geographic.


Spostandoci verso animali di dimensioni maggiori, le mosche conopidi sono ditteri della famiglia Syrphidae, e sono particolarmente famose per essere attive predatrici di altri insetti fitofagi (soprattutto afidi). Altra caratteristica peculiare di tutte e 800 le specie di questa famiglia, è la crescita delle larve. Queste mosche infatti depongono le uova direttamente nel corpo di altri insetti, in particolare del genere Bombus (insetti noti comunemente con il nome bombi), spesso anche in volo o mentre il bombo è intento a succhiare il nettare da un fiore. Le uova contenute all’interno del bombo in pochi giorni si schiudono e le larve iniziano a crescere, nutrendosi dei tessuti interni del bombo stesso, che in meno di due settimane morirà. Come se non bastasse, anche queste larve riescono a modificare il comportamento del bombo prima che questo muoia. Le uova vengono infatti deposte nell’ospite in estate, ma prima di raggiungere lo stadio di pupa (e poi di insetto adulto) devono superare l’inverno. Prima di morire infatti il bombo, ormai incapacitato al volo, cade a terra e inizia a muoversi “scavandosi” letteralmente la tomba. Questa piccola buca nel terreno, permetterà alle larve di resistere maggiormente alle rigide temperature dell’inverno, ed essere pronte a completare il ciclo vitale in primavera.

In questo video, un altro imenottero (una vespa) infetta una larva di un insetto molto più grande, deponendo le uova all’interno del suo corpo. Videocredit: National Geographic.


Per restare in tema artropodi, possiamo citare anche Cymothoa exigua, un piccolo crostaceo di circa 3-4 cm che parassita i pesci ossei, posizionandosi all’interno del cavo orale dell’ospite penetrando attraverso le branchie. Aderisce alla lingua mediante appositi uncini e ne succhia il sangue (ematofagia) causandone la necrosi. L’ospite però non muore, perché il crostaceo si sostituisce completamente alla lingua dell’ospite collegando il proprio corpo alla muscolatura. Il pesce parassitato utilizza praticamente il crostaceo stesso come una lingua, avendo perso completamente la propria. Anche in questo caso, il parassita ha interesse a mantenere in vita il corpo del proprio ospite, e infatti resta posizionato sulla lingua finché l’ospite non muore per cause naturali, dopodiché lo abbandona per infettare un nuovo pesce.

Cymothoa-exigua

Cymothoa exigua è un piccolo crostaceo che parassita i pesci, posizionandosi all’interno del cavo orale dell’ospite penetrando attraverso le branchie. Aderisce alla lingua mediante appositi uncini e ne succhia il sangue causandone la necrosi. L’ospite però non muore, perché il crostaceo si sostituisce completamente alla lingua dell’ospite collegando il proprio corpo alla muscolatura. Photocredit: Marco Vinci.


Il cuculo (Cuculus canorus) è noto per via del cosiddetto parassitismo di cova. Questo uccello depone infatti il proprio uovo all’interno del nido di altri uccelli, di specie diverse, ma i cui pulli hanno una dieta simile. La femmina depone un solo uovo in ogni nido, da aprile in poi, per un totale di circa 15-20 uova. Alla schiusa (circa 10 giorni) il piccolo del cuculo si sbarazza delle altre uova non ancora schiuse presenti nel nido, facendole cadere all’esterno, e rimanendo quindi come unico ospite del nido. I genitori adottivi vengono in questo modo ingannati e nutrono il cuculo come se fosse un proprio nidiaceo per diverse settimane. Si parlava di cuculo e di istinto materno anche in questo articolo.

 

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