Squirting: cosa sappiamo sull’eiaculazione femminile


Uno dei temi che più incuriosisce e appassiona la discussione in ambito sessuologico negli ultimi anni è l’eiaculazione femminile, chiamata anche con il termine inglese “squirting” (da to squirt: schizzare, spruzzare).

Il fenomeno in realtà è noto sin dai tempi antichi, ne parla Aristotele e troviamo un riferimento anche nel Kāma Sūtra indiano. Il tema sta rivestendo un’importanza non indifferente anche al di fuori dell’ambito prettamente medico, basti pensare che da un lato la pornografia relativa all’eiaculazione femminile è censurata nel Regno Unito, ma d’altro canto, la parola “squirting” è una delle più cercate nei motori di ricerca di siti web pornografici.

Come spesso accade in sessuologia, non ci sono molti studi scientificamente attendibili prima del XX secolo, e tra i pochi dati che abbiamo a disposizione molte informazioni non sembrano essere in accordo tra loro. Per esempio, per quanto riguarda l’incidenza del fenomeno, tra gli studi di Master e Jonson (di questi due sessuologi ne avevamo parlato anche qui) non viene mai nominata l’eiaculazione femminile, nonostante abbiano osservato in maniera approfondita oltre 400 donne. Secondo altri studi, l’incidenza è inferiore al 10%, ossia meno di una donna su 10 sarebbe in grado di manifestare questo fenomeno.

Una delle cose su cui la comunità scientifica è però in accordo, è che non si tratta di una caratteristica allenabile o in grado di essere appresa con l’esercizio, ma sia invece legata a una particolare conformazione anatomica dell’apparato genitale. Altro mito da sfatare è il legame tra squirting e punto G.

È necessario fare alcune doverose precisazioni anche su questo famoso punto Gräfenberg (dal nome del ginecologo tedesco Ernst Gräfenberg, erroneamente ritenuto lo scopritore di questa struttura anatomica). Diversi studi (si veda qui e qui) hanno fatto luce su questa ipotetica zona, particolarmente sensibile, chiarendo ogni dubbio: il punto G non esiste. Una delle ipotesi più convincenti e condivisa in ambito medico, è che il punto G altro non sia che la zona anatomica dove risiede la radice della clitoride, la cui lunghezza, all’interno del corpo femminile, può raggiungere i 10 centimetri. Da esami ecografici infatti, non emerge alcuna struttura identificabile con questo fantomatico punto, mentre è nota la ricca innervatura della clitoride (analogo femminile del pene) la cui stimolazione è in grado di provocare piacere nella donna.

clitoride vagina vulva labbra

Anatomia dei genitali femminili. A livello embrionale, lo sviluppo del pene e della clitoride hanno la medesima origine. Esiste una completa simmetria tra gli organi dell’apparato maschile e quello femminile, che si dispongono poi anatomicamente in modo differente con il completamento dello sviluppo del feto.

 

L’origine comune dei genitali maschili e femminili non spiegherebbe solamente la similitudine tra clitoride e glande, ma ci può fornire informazioni preziose sull’origine dello squirting. Dalle analisi chimiche effettuate su questo liquido è emersa la presenza di PSA (prostate-specific antigen, ossia una molecola presente in maniera specifica solo nella prostata). Si è scoperto inoltre che il liquido proviene dalle ghiandole si Skene, o ghiandole parauretrali esocrine, che sono situate in prossimità del meato urinario, nella zona superiore rispetto al vestibolo vaginale. Queste ghiandole sono considerate le omologhe ancestrali della ghiandola prostatica maschile, e sono anch’esse circondate da una porzione di tessuto epiteliale che si inturgidisce per vasocongestione nello stato di eccitazione sessuale.

Altro fattore fondamentale è che le ghiandole di Skene (così come quelle di Bartolino, responsabile della produzione di un muco chiaro e viscoso, sempre associato all’attività sessuale e la cui funzione è quella di lubrificazione, come le analoghe ghiandole bulbouretrali maschili di Cowper) possono avere forme e dimensioni diverse, nonché essere atrofizzate.

Per mettere altra carne sul fuoco, nel liquido raccolto durante l’eiaculazione femminile sono state trovate anche tracce di urea e di creatina, molecole presenti tipicamente nell’urina. Questa informazione sembra essere in accordo con uno studio durante il quale sono state effettuate diverse ecografie alla vescica delle donne prima dell’eccitazione, durante l’eccitazione e dopo l’orgasmo. Ebbene, le vesciche di queste donne, le quali erano state selezionate appositamente in quanto solite eiaculare, risultava essere parzialmente piena durante l’eccitazione sessuale, e vuota dopo lo squirting.

urina vescica squirting eiaculazione femminile

La vescica (bladder in inglese) si trova molto vicino ai muscoli pelvici, la cui contrazione avviene durante l’orgasmo. Esistono alcuni casi di incontinenza associata alla penetrazione, spesso legati a situazioni particolari di stress, oppure a problemi dell’apparato urinario. Questa tipologia di incontinenza non va confusa con il fenomeno dello squirting, in quanto si tratta di urina vera e propria.

 

Cosa possiamo ricavare da tutte queste informazioni? Sicuramente si tratta di un fenomeno in merito al quale non esiste ancora un consenso diffuso nella comunità medica e scientifica, nonostante sia stato accertato che in alcune donne vi sono manifestazioni eiaculatorie completamente differenti rispetto ai normali fenomeni di lubrificazione connessi all’eccitazione sessuale. La presenza di composti riconducibili all’urina e le ecografie alla vescica, fanno pensare che ci sia un collegamento tra le due cose: durante le contrazioni tipiche dello stato di eccitazione sessuale e dell’orgasmo, una piccola parte di urina potrebbe confluire nell’uretra, e sommarsi ai fluidi prodotti dalle ghiandole di Skene, la cui presenza, forma e dimensione è altamente variabile da donna a donna (il che spiegherebbe perché il fenomeno dello squirting non riguarda tutte le donne ma solo una piccola percentuale).

Per quanto riguarda il successo culturale di questo fenomeno, non esistono approfonditi studi in merito, ma una delle ipotesi potrebbe essere che l’eiaculazione femminile rappresenti un segnale visibile e innegabile del piacere. Se nei maschi è impossibile fingere l’orgasmo (in quanto legato a fenomeni ben visibili come l’erezione, prima, e l’eiaculazione, poi), nella femmina è molto più difficile evidenziare segni chiari e inequivocabili dell’eccitazione, tantopiù dell’orgasmo (la cultura popolare si spreca su storie e barzellette legate a donne che fingono l’orgasmo). Il motivo per cui un uomo può essere attratto dal fenomeno dello squirting, è che quel fenomeno rappresenta innegabilmente e senza ombra di dubbio il piacere femminile, che come l’orgasmo femminle, mette in moto nell’uomo una serie di meccanismi psicologici a livello inconscio, tali per cui aumentano le sensazioni di valore, potere e autostima dell’uomo.

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