Qual è la durata media di un rapporto sessuale?


La riproduzione sessuata è un fenomeno trasversale presente in tutto il regno animale. Nonostante il grande costo energetico (biocosto), sono innumerevoli i vantaggi che questo meccanismo riproduttivo è in grado di garantire.

In alcuni mammiferi, tra cui le scimmie antropomorfe (e quindi anche la nostra specie), l’atto sessuale non ha solo la funzione riproduttiva, ma anche scopi secondari di tipo sociale e culturale. In particolare, tra gli umani, viene sottolineato molto l’aspetto relativo alla durata del rapporto sessuale. Viene spontaneo quindi chiedersi se questo fattore è solamente culturale oppure se esistano basi scientifiche, dal punto di vista evolutivo, per cui sia stato conservato un comportamento così energicamente dispendioso.

bonobo sesso penetrazione frontale

I bonobo (Pan paniscus) sono gli animali più vicini all’uomo a livello evolutivo. Sono particolarmente famosi per l’alta frequenza di rapporti sessuali: queste scimmie infatti non si accoppiano solo a scopo riproduttivo, ma anche per piacere. Altro fattore sorprendente, è l’approccio frontale durante la penetrazione, cosa molto rara nelle specie animali. (Photocredit: Tony Camacho)

Durata e frequenza

Il regno animale offre un’ampia varietà di specie e di forme, ma ciò che le accomuna tutte è la struttura base dei sistemi biologici (cellule, tessuti, eccetera), compresi i meccanismi di riproduzione. Accoppiarsi e generare nuova prole, è però un processo costoso a livello energetico, per non parlare del costo legato a tutti gli organi sessuali secondari. L’atto sessuale di per se, quindi, ha molto spesso una durata piuttosto breve, giusto il tempo necessario al maschio di depositare il proprio sperma nel corpo della femmina.

Questa durata è inoltre legata anche alla frequenza dell’accoppiamento. Per fare qualche esempio, le leonesse hanno un periodo di calore (ossia di fertilità) di circa 4 o 5 giorni all’anno: in quei giorni si accoppiano con l’unico maschio dominante del branco circa ogni mezz’ora, arrivando fino a 40 rapporti al giorno, ma il cui singolo rapporto ha la durata di pochi secondi. Altro esempio particolarmente interessante è quello del rondone (Apus apus), un uccello della stessa famiglia delle rondini che passa quasi l’intera vita in volo. Anche l’accoppiamento avviene ad alta quota, in volo, e ha una durata di circa un secondo, giusto il tempo di entrare in contatto con il/la partner.

In molte specie animali prevale quindi il numero di rapporti, e non la durata del singolo, in particolare se la femmina è promiscua. Questa promiscuità garantisce un maggiore successo riproduttivo (fitness) alla femmina, alla quale conviene puntare sulla frequenza, piuttosto che sul singolo accoppiamento, a causa della competizione spermatica (sperm competition) tra i maschi.

rondone volo sonno

Il nome scientifico del rondone, Apus apus, deriva dal latino e significa “senza piede“. Il rondone ha infatti zampe molto piccole, e inadatte a camminare. Questo uccello trascorre gran parte della sua vita in aria, dove caccia insetti, si accoppia e dorme. Per riposare in volo, adotta una tecnica detta di “sonno uniemisferico“, ossia riesce a dormire solo con un emisfero del cervello mentre con l’altro controlla il volo. Questo tipo di modalità di sonno è stata documentata attraverso registrazioni encefalografiche anche in molti cetacei. (Photocredit: animaliaz-life.com/).

Il caso particolare di Homo sapiens

Nella nostra specie, Homo sapiens, le cose si complicano leggermente. La questione sulla durata dei rapporti sessuali interessa molto alla comunità scientifica, e nonostante studi scientifici validi in ambito sessuologico compaiano solo recentemente (si veda per esempio questo articolo), esiste un discreto numero di ricerche a riguardo in letteratura (ossia nell’insieme delle ricerche scientifiche pubblicate sulle riviste settoriali).

Prima di passare ai numeri e ai tempi, i ricercatori hanno dovuto far chiarezza su cosa intendiamo per rapporto sessuale e più precisamente da quando bisogna iniziare a misurare. È stata così formulata la definizione di IELT (intravaginal ejaculation latency time), ossia del periodo di latenza eiacultaoria intravaginale (quindi dall’inizio della penetrazione fino all’eiaculazione).

Appare subito ovvio che non è possibile ricondurre l’intero rapporto sessuale e la sessualità in genere alla sola penetrazione, per non parlare del fatto che questo tipo di misura temporale prende in considerazione il solo punto di vista maschile (di una coppia eterosessuale, per altro). Inoltre la penetrazione può essere solo una parte delle infinite possibilità con le quali due (o più) persone esprimono la loro sessualità e avvenire per esempio dopo un lungo periodo di attività legate comunque al sesso, ma diverse dalla penetrazione vera e propria. I cosiddetti preliminari non sono da considerarsi come parte del rapporto sessuale?

Fatte queste doverose precisazioni, è necessario sottolineare anche che, d’altro canto, per poter fare un’analisi scientificamente e statisticamente attendibile, è inevitabile dover fare delle semplificazioni e delle generalizzazioni, al fine di avere dati confrontabili e raggruppabili tra loro.

Altro fattore di incertezza che affligge questo tipo di studi, è la misura vera e propria della durata. Uno dei grossi problemi della ricerca scientifica è infatti la perturbazione che lo studio e l’analisi di un sistema porta inevitabilmente al sistema stesso. Chiedere ai volontari di misurare il proprio tempo di latenza intravaginale, con un cronometro in mano, aggiunge indubbiamente delle variabili al fenomeno naturale che, normalmente non sarebbero state presenti. Ma peggio ancora sarebbe stato avere una persona esterna che, durante l’amplesso, faccia le misurazioni. Per questo motivo, in quello che al momento sembra uno dei migliori studi che abbiamo su questo argomento, si è scelto di far misurare alle coppie stesse il proprio IELT.

A questa ricerca hanno partecipato 500 coppie, distribuite in 5 diversi Paesi (Stati Uniti, Paesi Bassi, Regno Unito, Spagna e Turchia), alle quali è stato chiesto di misurare la durata del tempo di latenza intravaginale (IELT) per un mese, senza obblighi di frequenza nell’accoppiamento. Le coppie dovevano quindi premere lo “start” nel momento della penetrazione e premere il testo “stop” appena conclusa l’eiaculazione. Forse non una delle condizioni più naturali e spontanee per questo tipo di attività, ma al momento è il miglior dato disponibile.

pompei sesso antica roma lupanari

La sessualità ha da sempre ricoperto un ruolo fondamentale nella vita dell’uomo. In Asia per esempio si trovano tracce nella letteratura indiana, cinese e giapponese. Anche in occidente il tema è stato ampiamente trattato, e oggi abbiamo moltissime informazioni sulla sessualità nell’antica Roma o degli antichi Greci. Il medioevo ha senza dubbio costituito un periodo buio per tutta la conoscenza scientifica in generale, ma in particolar modo per un argomento tabù come la sessualità. Anche in epoca moderna, dobbiamo aspettare il 1886, quando il neurologo e psichiatra Richard von Krafft-Ebing pubblicò l’opera “Pyschopathia sexualis” in cui cercava di stabilire una correlazione tra le patologie sessuali e quelle psichiatriche. Nell’immagine, un affresco su un muro di un “Lupanare”, ossia un bordello dell’antica Roma, a Pompei (Photocredit: Thomas Shahan)

 

Un po’ di numeri

Ebbene, tutti questi dati sono stati raccolti ed è emerso uno scenario estremamente vario. I dati vanno infatti da un minimo di 33 secondi, fino a un massimo registrato di 44 minuti. Assumendo che tutti i volontari siano stati onesti e sinceri con i dati forniti, appare ovvio che la durata di un singolo rapporto è quindi estremamente variabile. Calcolando però un valore medio (o più precisamente la mediana di questi dati, ossia il valore centrale della distribuzione di tutti i risultati raccolti) si stima una durata di 5,4 minuti, ossia 5 minuti e 24 secondi.

Altri dati interessanti riguardano il fatto che non appare una sostanziale differenza tra la durata del rapporto utilizzando il preservativo o senza, e non c’è nemmeno una differenza sensibile tra le persone con il pene circonciso e quelle che non hanno subito un intervento di circoncisione.

Inoltre non sono state evidenziate nemmeno differenze statisticamente rilevanti riguardo la nazionalità delle coppie. È invece emerso un dato interessante riguardo il rapporto tra età  e durata dell’amplesso: all’aumentare dell’età della coppia, diminuiva la durata del tempo di latenza intravaginale (i tempi più lunghi sono stati infatti registrati dal gruppo di età compresa tra i 18 e i 31 anni con una media di 6 minuti e 30 secondi, mentre i tempi più brevi dal gruppo oltre i 51 anni, con 4 minuti e 15 secondi).

 

crono-urano-mutilazione.saturno

La parola cronometro deriva dal greco chrónos, tempo, e métron, misura. Il nome Crono (o Chronos o Kronos) deriva a sua volta da una divinità della mitologia e della religione dell’antica Grecia. Crono è infatti il Dio del Tempo e della Fertilità. La sua storia è senza dubbio molto singolare, e sembra legarsi molto alla sfera sessuale: ultimo di 12 fratelli, i 12 Titani nati dall’unione di Urano (Cielo) e di Gea o Gaia (Terra), Crono evira il padre (su consiglio della madre) per evitare che generi altra prole e per prenderne il posto e dominare il mondo. Dall’unione con la sorella Rea, genera diversi figli (tra cui Zeus e Ade), ma che decide di divorare per sfuggire anche lui alla probabilità che questi lo detronizzino. Sarà proprio l’ultimo dei figli, Zeus, che, grazie all’aiuto della madre, sconfiggerà il Titano Crono e libererà i fratelli dal ventre del padre. Nell’immagine, un affresco raffigurante Crono mentre mutila il padre (Palazzo Vecchio, Firenze).

 

Selezione naturale o pressione sociale?

Quale può essere il significato evolutivo di tutto ciò? Quanto è influente la cultura e la società e quanto invece di questo fenomeno può essere dovuto a una base biologica? Indubbiamente lo scopo ultimo dell’accoppiamento è quello di generare una nuova vita, e quindi di lasciare spermatozoi sani e vitali nella vagina della partner, affinché possano fecondare una cellula uovo. Verrebbe da pensare che, dopo tutto, il motivo potrebbe essere semplicemente che il sesso è piacevole, ma quanto questa conclusione ha un valore dal punto di vista evolutivo? Il lungo percorso evolutivo ha senza dubbio selezionato come piacevoli tutti quei comportamenti utili alla sopravvivenza, e ciò potrebbe giustificare per esempio il piacere legato all’orgasmo, ma non giustificherebbe totalmente le attenzioni che solo la nostra specie pone alla questione durata.

Sicuramente la durata del rapporto, essendo tipicamente legata alle capacità dell’uomo, ha una valenza di tipo sociale molto forte. La capacità di protrarre un amplesso per un tempo più o meno lungo può essere legata all’idea di poter dare maggior piacere alla partner, contribuendo ad aumentare il proprio valore di maschio. Un articolo della sessuologa Matty Silver, ha però evidenziato come questa convinzione sia tutta maschile, e fondata su una scarsa educazione sessuale degli uomini (basata quasi esclusivamente su aneddotica e film porno). La Dottoressa Silver pone infatti l’attenzione sulla donna, la quale effettivamente necessita più tempo dell’uomo per raggiungere lo stato di eccitazione, ma che darebbe meno peso alla sola penetrazione avendo una visione d’insieme dell’atto sessuale. Inoltre, viene evidenziato anche il fatto che la lubrificazione vaginale può non essere sempre abbondante, causando addirittura dolore se l’atto si protrae per un tempo eccessivo.

Esiste però un interessante studio che ha esaminato l‘anatomia dell’apparato riproduttore umano, sia maschile, sia femminile, perché parzialmente diverso da quello di altri primati. Mediante la costruzione di modelli artificiali di diversi peni e vagine, e utilizzando un composto a base di sciroppo di mais come sostituto per lo sperma, sono stati analizzati quali fattori concorrono al posizionamento e alla rimozione dello sperma all’interno della vagina, in funzione di morfologia delle ghiandole, morfologia degli organi, viscosità dello sperma, profondità di deposizione, eccetera.

I risultati hanno evidenziato in modo evidente che la particolare forma del pene (e in particolare la corona del glande e la forma bilobata del glande stesso) risultano molto efficaci nella rimozione dello sperma eventualmente deposto da altri maschi. Questo significa che, a livello evolutivo, se da un lato le femmine che puntano sulla promiscuità hanno un maggiore successo riproduttivo, i maschi che (sperm) competono tra loro, hanno maggiori probabilità di fecondare la femmina con cui si stanno accoppiando, se riescono a prolungare il coito, in modo tale da rimuovere lo sperma deposto dal maschio precedente.

Tutto ciò assume un significato ancora più profondo se consideriamo che: 1. la vitalità di uno spermatozoo può arrivare tranquillamente a 48 ore, rendendo poco influente l’ordine di copula; 2. le femmine di Homo sapiens non mostrano l’estro (cripto ovulazione) e di conseguenza i maschi non possono sapere quando stanno potenzialmente fecondando un ovulo e quando invece stanno sprecando il loro seme.

anatomia pene

Anatomia del pene umano (visione dorsale) e del glande (G): solco coronario (COS), prepuzio (F), corpi cavernosi (S), sbocco dell’uretra (M), corona del glande (GC) e frenulo (FR). Credit: Mills S. E. Sternberg S.

 

Biologia o cultura, uno degli insegnamenti che possiamo trarre da queste ricerche, è che senza dubbio la sfera sessuale ha un’importanza tale nella nostra società da meritare sicuramente attenzioni. Il fatto che la sessuologia sia una scienza relativamente giovane non ci deve scoraggiare, ma anzi ha il grande vantaggio di poter essere aiutata da altre branche della conoscenza. Inoltre, analizzare un fenomeno come la sessualità da un punto di vista scientifico non significa affatto privarlo di tutto quel fascino che caratterizza questo fenomeno, ma anzi può solo essere un valore aggiunto a un meccanismo così complesso e meraviglioso.

La ricerca scientifica, soprattutto nelle prime fasi di approccio conoscitivo di un sistema complesso, deve per forza di cose cercare di semplificarlo. Se pensiamo per esempio ai modelli atomici, ci accorgiamo infatti che sono divenuti più complessi con il passare del tempo e l’aumentare della quantità di dati e di conoscenze specifiche sull’argomento. Questo significa che anche le ricerche in ambito sessuologico potranno con il tempo divenire sempre più precise, e avere per esempio misure più precise sulla durata di un rapporto sessuale.

In ogni caso, se non siete coinvolti in una ricerca di questo tipo, conviene evitare di fare troppi calcoli e lasciare da parte il cronometro, per concentrarsi più sull’azione in corso, anche solo per evitare di perturbare il sistema.

 

 


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