La sintassi del cinguettio della cinciallegra


Uno studio sul canto delle cince, e in particolare della cinciallegra giapponese, ha stabilito che questi uccelli comunicano cinguettando note precise, disposte in un ordine particolare in base al tipo di messaggio che vogliono inviare.

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La cinciallegra giapponese, o cincia orientale (Parus minor), è diffusa soprattutto in Asia e, in maniera minore, anche in Europa. Differisce dalla cinciallegra Occidentale (Parus major) per la colorazione del piumaggio. (Photocredit: Alpsdake)

 

Sul fatto che tutti gli animali, in un modo o nell’altro, riescano a comunicare, non ci sono dubbi. Sia con segnali fisici, sia con segnali chimici (vedi i feromoni): la comunicazione intra specifica o anche verso specie differenti, è cosa assai diffusa in natura.

Le regole con le quali questa comunicazione avviene, sono però ancora poco conosciute per la maggior parte delle specie. Per esempio si dava per scontato, fino a poco tempo fa, che la capacità di assemblare messaggi complessi, combinando diversi elementi comunicativi e sonori, fosse una prerogativa esclusiva della nostra specie. Quanta presunzione! In realtà un recente studio i cui risultati sono stati pubblicati in  un articolo su “Nature ha dimostrato l’utilizzo di una sintassi complessa in una specie diversa da Homo sapiens, e in particolare la ricerca è stata condotta proprio sulla cinciallegra orientale o cinciallegre giapponesi (Parus minori).

L’alfabeto di queste cince è composto da almeno 10 note musicali distinte, che possono essere utilizzate singolarmente oppure combinate tra loro per ottenere messaggi differenti. Questo studio dimostra sperimentalmente che le cinciallegre sono in grado di utilizzare una sintassi compositiva che permette di esprimere significati differenti in ogni contesto, a seconda della combinazione tra le 10 differenti note a disposizione.

Le note sono state classificate dai ricercatori con le lettere dell’alfabeto (A, B, C, eccetera), e grazie alle registrazioni è stato possibile trascrivere i messaggi vocali delle cinciallegre. Per esempio la successione ABC viene emessa quando viene avvistato un predatore, e il significato è quello di avvisare le altre cince del pericolo imminente. La nota D, riprodotta singolarmente invece, ha un significato di richiamo, e per esempio viene emessa dalla cinciallegra per richiamare il partner al nido.

Sono state registrate anche le sequenze ABC + D, e questa particolare sequenza è stata interpretata come un segnale di aiuto per far raggruppare più cince e scacciare potenziali predatori. Facendo una prova inversa, i ricercatori hanno provato a riprodurre artificialmente la sequenza, per esempio D+ABC: in questo caso non è stata registrata alcuna reazione da parte delle cinciallegre, dimostrando che l’ordine di riproduzione delle note è fondamentale per la comprensione del messaggio.

 

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In questo schema, i ricercatori hanno provato a riprodurre artificialmente i messaggi registrati. Le cinciallegre reagivano al messaggio come previsto: riproducendo la nota D, l’uccello si avvicinava alla fonte sonora, mentre emettendo la sequenza ABC, la cinciallegra stava all’erta e sorvegliava la zona per difendersi da eventuali predatori (Photocredit: Toshitaka Suzuki e David Wheatcroft).

 

I risultati di questo studio sono in perfetto accordo con una ricerca meno recente condotta da un gruppo di psicologi e neuroscienziati della City University of New York e pubblicata su “Nature” alcuni anni fa, che ha messo a confronto le capacità di articolare il linguaggio nei neonati e quello di modulare il canto negli uccelli. Questo studio, condotto su alcuni piccoli di diamante mandarino (Taeniopygia guttata) e di passero del Giappone (Lonchura striata domestica) ha evidenziato una forte correlazione nello schema di apprendimento delle capacità di articolazione di questi volatili e dell’uomo.

In particolare si basano entrambi sulla ripetizione continua di suoni simili appena appresi. I bambini, una volta appresa una sillaba, tendono a ripeterla per semplice raddoppio (per esempio, una volta imparato a produrre il suono “ba”, una delle prime cose che farà il bambino, sarà emettere versi del tipo “ba-ba-ba”) inserendo via via nuovi suono, per acquisire progressivamente un repertorio di variazioni sempre più articolato (“ba, bu, ghe”).

Un processo del tutto simile avviene con i volatili che imparano a cantare ascoltando e riproducendo le note emesse da altri simili della loro specie. Come se ciò non bastasse, un’analisi statistica dell’incidenza con la quale vengono inseriti questi nuovi suoni, sembra indicare una correlazione tra la nostra specie e quella degli uccelli presi in considerazione in questo studio.

 

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Gli uccelli moderni sono considerati i parenti più stretti degli antichi dinosauri. Ciò non significa che dai dinosauri si sono evoluti direttamente gli uccelli moderni, ma hanno un parente comune molto vicino a entrambi. Recentemente molti studi sembrano infatti mostrare come molti dinosauri siano stati dotati di piume e penne, proprio come gli uccelli moderni. (Photocredit: zmescience.com)

 

Appare quindi chiaro che l’evoluzione del linguaggio è qualcosa di trasversale e che riguarda i diversi organismi viventi. Il fatto che si sia evoluta in momenti diversi nei volatili e nei mammiferi, significa che il vantaggio evolutivo che è in grado di dare un sistema di comunicazione è indubbiamente enorme, e proprio per questo motivo, è una caratteristica ampiamente conservata e fissata lungo il percorso evolutivo di moltissime specie animali.

 

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