5 luoghi comuni sulla teoria dell’evoluzione 1


In occasione del Darwin Day, evento che ricorre ogni anno per ricordare la nascita del grande naturalista britannico, ecco qui raccolti alcuni dei luoghi comuni più ricorrenti riguardo la moderna concezione della teoria dell’evoluzione per mezzo della selezione naturale.

 

1. È solo una teoria

Nel linguaggio comune, la parola “teoria” è spesso utilizzata per indicare una supposizione o una speculazione senza alcuna evidenza. Nel linguaggio scientifico invece, indica una spiegazione razionale a un fenomeno, e  ben supportata da evidenze e prove facilmente replicabili.

Spesso si confondono le teorie scientifiche con le leggi scientifiche, ma anche in questo caso si tratta di attribuire il corretto significato alle parole. Per esempio la teoria atomica spiega la struttura dell’atomo attraverso un modello, ricavato da innumerevoli esperimenti che ne hanno confermato la validità, così come la legge di gravitazione. L’unica differenza è che mentre nel primo caso la teoria spiega perché qualcosa accade, la legge spiega cosa accade a livello fenomenologico.

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La teoria atomica si è evoluta nel corso del tempo, via via che la ricerca forniva dati sperimentali sempre più accurati. Nell’immagine, uno dei primi modelli ipotizzati dal chimico inglese John Dalton (da “A New System of Chemical Philosophy“, 1808).

 

2. Evoluzione significa sopravvivenza del più adatto?

Innanzitutto è necessario precisare che Darwin non ha mai parlato di sopravvivenza del più forte, ma del più adatto, ossia di quegli organismi in grado di meglio adattarsi alle condizioni ambientali in continuo mutamento. Queste condizioni non comprendono solamente la temperatura atmosferica o le condizioni meteorologiche. Il cambiamento di pH o di salinità di una zona oceanica è un fattore che può avere un impatto devastante su intere comunità di pesci, artropodi, molluschi e alghe che si nutrono e vivono in quel luogo.

Ciò che però intendiamo con il termine evoluzione è l’intrinseca capacità di ogni organismo di riassemblare e modificare il corredo genetico quando genera nuova prole. Ognuno di noi assomiglia ai propri genitori, ma non è identico a nessuno dei due. E questo è una diretta conseguenza dei meccanismi molecolari di riproduzione.

Ciò che Charles Darwin ha aggiunto al già ben noto fenomeno dell’evoluzione degli organismi (citato per la prima volta già da Aristotele), è il concetto di selezione naturale, ossia il fatto che in natura esista una vera e propria competizione per le risorse e per la sopravvivenza, ed è proprio questa selezione che spinge sull’acceleratore del motore evolutivo.

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Il colore dei capelli è un classico esempio di informazione genetica che ciascuno di noi eredita dai propri genitori. Tutte le figlie di questa coppia assomigliano ai genitori, ma nessuna è identica, proprio perché esiste una variabilità del codice genetico.

 

3. L’uomo deriva dalle scimmie

Forse questo è uno dei luoghi comuni più diffusi e che fin da subito colpirono duramente la teoria proposta da Charles Darwin. Ciò che la teoria evolutiva sostiene è che tra diversi organismi è possibile trovare un antenato comune.

L’immagine che spesso vediamo rappresentare il processo evolutivo della nostra specie (una serie di primati in fila indiana, con una scimmia da un lato e l’uomo moderno all’altra estremità) contribuisce pesantemente a rafforzare questo luogo comune, ma di fatto tale immagine è da ritenersi imprecisa e tendenziosa. L’evoluzione non è un processo lineare verso un fine, ma è l’esplorazione di infinite possibilità di adattamento.

Quando affermiamo che il nostro parente più vicino è il bonobo (Pan paniscus), non significa che a un certo punto un esemplare di bonobo ha partorito un cucciolo di Homo sapiens, ma significa che abbiamo un antenato comune relativamente recente con questa specie. Ossia è esistito un organismo che a un certo punto si è diviso in due o più gruppi differenti, e da uno di questi si sono evolute differenti specie, di cui l’unica attualmente non estinta è la nostra (compresi i vari Homo erectus, Homo abilis, eccetera). Da uno degli altri gruppi si sono invece evolute le specie del genere Pan, di cui le uniche attualmente in vita sono il bonobo (Pan paniscus) e lo scimpanzé (Pan troglodytes).

Il fatto che il gorilla sia filogeneticamente più lontano dalla nostra specie rispetto al bonobo, significa quindi che l’antenato comune tra Homo sapiens e Gorilla gorilla è più antico rispetto all’antenato comune tra Homo sapiens e Pan paniscus. Probabilmente questo antenato comune avrà avuto un aspetto simile e intermedio rispetto a quello delle scimmie che vediamo oggi e a quello della nostra specie, ma non era sicuramente assimilabile a nessuna delle specie moderne di primati.

 

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Nonostante questa sia una delle immagini più famose, l’idea che il processo evolutivo sia un fenomeno direzionato verso un particolare fine, o addirittura che il fine ultimo dell’evoluzione sia la nostra specie, è fondamentalmente errato.

 

 

4. La teoria dell’evoluzione non può essere provata

Quando si parla di evoluzione, lo si fa in termini temporali molto più vasti rispetto a quelli a cui siamo abituati. Ciò è dovuto al fatto che i fenomeni di speciazione (comparsa di una nuova specie), di estinzione o di differenziamento tra diversi gruppi della stessa specie, sono estremamente più lenti rispetto alla vita di un singolo Homo sapiens. Basti pensare la comparsa dei primi ominidi, discendenti dal genere Australopithecus, risale a circa 2  milioni di anni fa, ma prima di arrivare alla forma moderna di Homo sapiens sono passati un altro milione e mezzo di anni.

Ciò che però possiamo fare, è osservare gli indizi che abbiamo oggi, e ricostruire a ritroso non solo la storia della nostra specie, ma anche quella dell’intero pianeta Terra, con i suoi quasi 5 miliardi di anni. I fossili, la genetica, l’analisi anatomica comprata, sono solo alcuni degli esempi più lampanti di come la vita sul nostro pianeta sia in continuo mutamento e di come, altresì esista un legame che unisce le diverse specie viventi.

Inoltre è possibile studiare l’evoluzione anche nei tempi limitati della nostra vita umana. Per esempio ci sono diversi esperimenti realizzati su ceppi batterici: in condizioni ottimali, un batterio come Escherichia coli ha un tempo di duplicazione di circa 20 – 30 minuti, ciò significa che dalla “nascita” al raggiungimento dell’età riproduttiva passa circa mezz’ora. In pochi giorni è possibile studiare intere generazioni di questi batteri, e in pochi anni avere un’analisi ancora più ampia.

Sempre i batteri ci forniscono un altro esempio molto interessante: a causa dell’utilizzo massiccio di antibiotici, molti di questi microrganismi hanno saputo evolvere nel tempo diversi meccanismi di difesa, dando così vita a ceppi resistenti agli antibiotici. La lotta contro questi ceppi è un argomento di estrema attualità, poiché l’utilizzo indiscriminato o non razionale di questi prodotti, può causare una reazione veloce e violenta da parte dei batteri, a cui non sappiamo ancora rispondere.

 

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I fossili sono forse la prova più rilevante del processo evolutivo. Nell’immagine un dente fossile di megalodonte (Carcharodon megalodon), una specie estinta di squalo vissuta presumibilmente dall’Eocene al Pliocene (tra 55 e 1,8 milioni di anni fa). (Photocredit: Lonfat)

 

5. Darwin ha commesso degli errori

Se è vero da un lato che alcuni dei punti proposti da Charles Darwin nei suoi testi sono stati ridimensionati ai giorni nostri, è altrettanto vero che il nucleo centrale della sua teoria si è mantenuto perfettamente intatto. Inoltre Darwin è vissuto in un’epoca dove le conoscenze di genetica erano estremamente limitate, nonostante proprio nello stesso periodo, il monaco Gregor Mendel stava conducendo i primi esperimenti legati all’ereditarietà dei caratteri su alcune piante di pisello, ma nessuno dei due era a conoscenza del lavoro dell’altro. Eppure, le scoperte moderne sui geni e sul DNA si incastrano perfettamente nel meccanismo teorizzato dal naturalista britannico a metà ‘800.

Essendo la teoria dell’evoluzione una teoria  sviluppata secondo il metodo scientifico, ogni scienziato è e deve essere pronto a modificarla o a rifiutarla non appena dovessero emergere dati sperimentali in disaccordo. Fino a oggi però, ogni singolo esperimento, ogni singolo indizio, sta confermando la brillante visione di Charles Darwin.

Come rispose il biologo  J. B. S. Haldane quando gli chiesero che cosa avrebbe potuto smentire l’evoluzione: «Conigli fossili nel Precambriano», indicando il fatto che se e quando troveremo anche un solo fossile fuori posto (in questo caso il fossile di un mammifero all’interno di uno strato roccioso datato al Precambriano, quindi prima della comparsa di organismi pluricellulari), saremo tutti pronti a rivedere la teoria. Finora però non è mai successo.

origine specie darwin

Una copia della prima edizione de “L’Origine delle Specie”, conservata in una sala speciale, sorvegliata a vista, del Museo di Storia Naturale di Londra.

 


 

Qui di seguito un’infografica riassuntiva (immagine originale via Science Dump):

 

evoluzione infografica


 


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