Attrazione nasale: il magico mondo dei feromoni 2


Gli animali, tra cui l’uomo, comunicano in molti modi differenti, non solo attraverso la vista, ma sfruttando tutti i sensi, olfatto compreso. I feromoni sono infatti rilasciati da un organismo per inviare diversi messaggi olfattivi ad altri animali, della stessa specie o di una specie differente.

scimmia babbuino denti paura difesa rabbia comunicazione

Il segnale che questo babbuino sta mandando è molto efficace. Non solo gli individui della sua specie lo riescono a comprendere, ma capiamo chiaramente anche noi che le intenzione di questo primate non sono affatto amichevoli.

Linguaggio animale

La comunicazione all’interno del regno animale è un meccanismo ben noto da tempo. Chiunque abbia avuto un animale domestico, sa bene come questa possa avvenire spesso in modo molto esplicito anche tra due specie diverse, come la nostra e quella dei nostri cani o gatti. Dai più piccoli organismi monocellulari (batteri compresi) ai più complessi animali come i mammiferi, tutti gli animali comunicano tra loro con mezzi fisici o chimici. Questo è un fenomeno trasversale di tutto il regno animale e, anche se in modo differente, di quello vegetale.

pesci squalo cambio direzione nuoto

La comunicazione, in questo caso di tipo chimico, all’interno di questo banco di pesci è rapidissima. Appena si verifica la minaccia di un predatore, tutti cambiano direzione per allontanarsi.

 

Oltre ai segnali fisici facilmente riconoscibili, dal cane che scondinzola al grizzly che si alza sulle zampe posteriori per mostrarsi più grande, esiste tutto il gruppo di segnali chimici. Questi sono molto spesso odorosi, basti pensare ai cani che marcano il territorio con la propria urina,  per segnalare ad altri cani il loro passaggio, oppure come sempre tra cani, si annusano per identificarsi.

Questa comunicazione olfattiva avviene anche in altri casi: per esempio i piccoli roditori, come i topi e le arvicole, sono molto sensibili all’odore dell’urina dei felini, per la quale provano una forte repulsione. Questo meccanismo adattativo si è evoluto nel tempo, e ha permesso ai topi di capire la presenza di potenziali predatori e di mettersi in salvo (anche se questo stesso meccanismo è utilizzato da un parassita per passare dal corpo dei topi a quello dei gatti, si veda il caso di Toxoplasma gondii).

 

Messaggeri invisibili

I principali responsabili della comunicazione odorosa sono un gruppo di composti chimici chiamati feromoni. Queste molecole sono prodotte da ghiandole esocrine (lacrimali, sudoripare, salivari, eccetera) con il preciso scopo di inviare un segnale ad altri organismi, spesso della stessa specie.

Il primo feromone studiato e sintetizzato artificialmente è stato il bombicolo, ormone sessuale del baco da seta (Bombyx mori), grazie alle ricerche del biochimico tedesco Adolf Friedrich Johann Butenandt. Scoperta che gli consentì di vincere anche il premio Nobel, ma che il governo Nazista gli impedì di ritirare (lo ritirò poi nel 1949, al termine della seconda guerra mondiale). La scoperta fu la prova che le specie animali erano in grado di comunicare tra loro anche con sistemi invisibili a occhio nudo e senza un contatto diretto tra gli organismi.

Se le ghiandole possono essere indicate come gli organi emittenti in questo tipo di comunicazione, e il feromone il messaggio, gli organi riceventi sono tutti quelli coinvolti nel sistema olfattivo del destinatario. Questi comprendono una varietà di strutture, tra cui l’epitelio olfattivo nel naso e il bulbo olfattivo nel cervello, che servono alla ricezione e elaborazione degli odori, a cui si aggiungono alcuni organi olfattivi accessori come il Ganglio di Grueneberg, l’organo settale (SOM, Septal Organ of Masera) e soprattutto l’organo vomeronasale o di Jacobson (VNO).

 

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L’ape regina rilascia dei feromoni in gradi di impedire lo sviluppo di organi sessuali nei fuchi (gli esemplari maschi di ape). (Photocredit: Waugsberg).

 

E l’uomo?

Per quanto riguarda la nostra specie, come i mammiferi e in particoalre tutte le grandi scimmie, anche noi Homo sapiens emettiamo feromoni. A differenza però di altri animali, l’organo vomeronasale è vestigiale, ossia non ha più una funzione effettiva, ma è presente solo nelle prime fasi dello sviluppo embrionale, poi scompare con la crescita del feto. Come se ciò non bastasse molti dei geni essenziali per il riconoscimento molecolare dei feromoni non sono funzionanti. Il fatto però che sia i geni, sia l’organo vomeronasale siano conservati, suggerisce che la loro funzione sia stata persa recentemente, e infatti un’analisi genetica ha confermato che sono inattivi da poco più di 2 milioni di anni, ossia da quando il ramo evolutivo dell’uomo e quello delle scimmie antropomorfe si sono separati.

Ma non è persa ogni speranza, perché alcuni esperimenti hanno mostrato dati molto interessanti. Un esperimento condotto qualche anno fa da alcuni ricercatori francesi, mostrava l’effetto dell’odore del latte materno su alcuni neonati. Ai bambini, mentre dormivano, veniva fatto annusare l’odore di latte materno di diverse donne e anche di latte artificiale. Nel primo caso si notava una reazione diffusa: i neonati aprivano spontaneamente la bocca quando annusavano il latte materno, mentre non avevano reazione nel secondo caso. La molecola responsabile di questa reazione è rilasciata dai tubercoli di Montgomery, delle piccole ghiandole presenti sulla mammella, e visibili come piccole sporgenze puntiformi nell’areola, attorno al capezzolo.

esperimento latte

Nella foto B, un test con provetta vuota. Nell’immagine C invece la provetta contiene un estratto delle ghiandole di Montgomery. È possibile inoltre favorire il rilascio di questo feromone mediante la stimolazione fisica della mammella e in particolare del dotto ghiandolare attorno al capezzolo. (“Human newborns prefer human milk: conspecific milk odor is attractive without postnatal exposure” Marlier L., Schaal B., Child Dev. 2005 Jan-Feb;76(1):155-68.)

 

In un altro esperimento, è stato analizzato l’androstadienone, un ormone presente nel sudore maschile (e in particolare in quello ascellare). L’esperimento ha valutato una vasta serie di risposte fisiologiche di 21 volontarie che annusavano diversi campioni con diverse concentrazioni di questa molecola. Per ottenere risultati attendibili, ed eliminare ogni altro fattore, le volontarie non annusavano direttamente flaconi contenenti sudore umano (per fortuna), ma con solo la molecola da analizzare. I risultati hanno mostrato alcune deboli correlazioni, dalle quali non possiamo trarre un chiaro legame di causa – effetto, ma che restano comunque indicative. Per esempio veniva misurato nelle volontarie un aumento del rilascio dell’ormone luteinizzante. Questo ormone regola diversi processi nel corpo femminile, tra cui l’ovulazione.

Tra le varie componenti del sudore, però, l’androstadienone è solo una delle tanti componenti. La risposta non marcata evidenziata da questo esperimento, ma soprattutto la presenza di molti altri composti olfattivamente rilevanti presenti nel sudore umano, rendono l’effetto di questo ormone – feromone, davvero blando se non nullo.

Esistono poi altri esperimenti che hanno evidenziato, in entrambi i sessi, una preferenza olfattiva verso potenziali partner con un sistema immunitario differente dal proprio. Come accade per la saliva scambiata attraverso i baci (si veda “La scienza del bacio“), anche nel sudore c’è una componente proteica derivata dal nostro sistema immunitario. Quando i gameti (uovo e spermatozoo) di due persone si fondono per generare una nuova vita, il futuro nascituro avrà alcuni geni del sistema immunitario del padre, e alcuni geni di quello della madre, di conseguenze avere genitori con geni molto diversi tra loro, garantisce al bambino, statisticamente, di avere la più ampia possibilità di scelta genetica, e di riuscire così a coprire il più ampio spettro di agenti patogeni. Ciò significa che annusando l’odore di più persone (o scambiando la saliva), tenderemo a preferire quelli con un MHC ( complesso maggiore di istocompatibilità, ossia l’insieme dei geni responsabili del riconoscimento di agenti patogeni esterni) il più possibile diverso dal nostro.

annusare asella maschi e femmine test scelta

La quantità di ormoni contenuta nel sudore umano è davvero minima. Altri fattori intervengono sul bouquet sudoriparo, come per esempio l’alimentazione, lo stato di salute, l’età o lo stress. Immagine di un vecchio spot americano degli anni ’80.

Conclusioni

Come in molti altri casi, quando si parla della nostra specie, la biologia indica una strada che ha un particolare significato dal punto di vista evolutivo e filogenetico, ma perde parzialmente valore nel contesto reale di tutti i giorni. Questo accade perché, ovviamente, oltre ai processi biochimici, ci muoviamo in un ambiente carico di pressioni sociali, culturali, mode, relazioni interpersonali e così via. Da un punto di vista puramente etologico, sarebbe possibile però analizzare anche la socialità dei branchi di Homo sapiens. Resta indiscusso il fatto che comprendere un meccanismo biologico, anche su questioni complessi come l’attrazione fisica, non toglie niente alla bellezza di questo fenomeno.

 


 

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