I rischi della monogamia


Alcuni studi sembrerebbero suggerire che gli animali monogami abbiano tassi di estinzione più elevati rispetto alle specie promiscue.

Ogni specie animale ha sviluppato, nel corso dell’evoluzione, comportamenti e relazioni sociali molto diverse. Ci sono specie dedite alla monogamia, ma solo per una stagione riproduttiva; altre che hanno una relazione monogama prolungata, tal volta fino alla morte di uno dei due partner, e ci sono anche specie poligame, con diversi livelli di promiscuità all’interno dei diversi gruppi.

lucertola Tiliqua

La Tiliqua (Tiliqua rugosa) è una lucertola australiana famosa per la monogmia prolungata. Dopo il primo accoppiamento, la coppia sta assieme per il resto della vita (circa 20 anni).

 

Una ricerca, seppur non recente (2003), effettuata nelle riserve del Ghana ha indicato la monogamia come fattore di rischio per l’estinzione delle specie. Il team coordinato da Justin Brashares dell’Università della British Columbia di Vancouver si è concentrato in particoalre sui grandi mammiferi. Ciò che è emerso è che i gruppi che vivono in coppie, o con harem molto piccoli, scomparirebbero più facilmente di quelli con molte compagne. «Per evitare l’estinzione,» spiega il Prof. Brashares, «conviene essere promiscui.»

I fattori di rischio per l’estinzione studiati in passato erano basati quasi esclusivamente sulle estinzioni che, naturalmente, avvengono per fattori ambientali nel corso del tempo. Negli utlimi anni è però incrementato vertiginosamente il tasso di estinzione di moltissime specie, a causa della caccia, della frammentazione degli habitat e di altre attività dovute alla presenza dell’uomo. Risulta così necessario rivalutare il fenomeno, tenendo conto di queste nuove, gravose pressioni evolutive che mettono a dura prova gli equilibri biologici di tutti gli ecosistemi. Basti pensare che dal dal 1970 oltre metà delle popolazioni di mammiferi nelle riserve del Ghana si sono estinte localmente e secondo il Prof. Brashares questa tremenda perdita di abbondanza e di diversità locale sta avvenendo in tutta l’Africa.

gorilla di montagna

Il gorilla di montagna (Gorilla beringei beringei) è una delle due sottospecie di Gorilla orientale oggi ancora vive. È forse uno degli animali simbolo del pericolo di estinzione, basti pensare che il numero oggi si è ridotto a meno di mille individui suddivisi in due popolazioni: una nel Parco nazionale di Bwindi, in Uganda, e l’altra in una piccola zona presso il triplo confine di Uganda, Ruanda e Repubblica Democratica del Congo.

 

Per identificare i moderni fattori di rischio, lo studioso ha analizzato sei riserve del Ghana, dove da oltre 30 anni gli animali vengono censiti mensilmente e dove sono state documentate almeno 78 estinzioni locali. Brashares ha preso in considerazione diverse variabili e caratteristiche, scoprendo che almeno due di queste (l’isolamento della popolazione e la dimensione degli harem) sono direttamente correlate alle estinzioni locali registrate.

Il primo fattore era  stato ampiamente previsto dagli studiosi: piccoli gruppi isolati si adattano meno bene ai cambiamenti ambientali rispetto a gruppi con un più alto tasso di differenze genetiche. Il seondo fattore, ossia la dimensione degli harem e la monogamia, era invece completamente inaspettato. Come è possibile che la monogamia renda gli animali più vulnerabili all’estinzione? Oltre a motivi di tipo genetico, c’è da includere anche il fattore antropico: secondo una prima analisi, probabilmente i cacciatori prendono di mira più i maschi che le femmine, il che porterebbe a uno squilibrio, meno grave per le specie dove un maschio si accoppia con più femmine.

È difficile fare una trasposizione diretta su mamifferi di altri ecosistemi o, addirittura, sulla nostra specie. In ogni caso, per quanto riguarda Homo sapiens, dato l’elevato numero di individui della specie, e l’assenza di una caccia selvaggia nei confronti della nostra specie, il rischio estinzione può essere considerato praticamente nullo.

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