Il dilemma dell’ostetrica


Quando si parla di evoluzione dell’uomo, una delle prime informazioni che apprendiamo è  l’aumento dimensionale del cervello durante il passaggio dalle forme pre-sapiens al moderno Homo sapiens. Le dimensioni del cervello, di per sé, non sono però indicative del livello di intelligenza di un animale, senza tenere conto che lo stesso concetto di intelligenza è un parametro soggettivo che noi, Homo sapiens, usiamo per valutare altre creature. Al di là di questa piccola precisazione, nelle neuroscienze si è soliti indicare questo livello con il Quoziente di encefalizzazione, parametro che prende in considerazione il rapporto tra le dimensioni del cervello e la massa corporea media di quella specie.

Il record fossile mostra chiaramente un aumento delle dimensioni della scatola cranica, a cui è seguito un aumento del quoziente di encefalizzazione degli ominidi. Conseguenza diretta è stato infatti lo sviluppo di tutte quella caratteristiche legate a una maggiore capacità cognitiva, come la vita sociale, un linguaggio complesso, l’utilizzo e la fabbricazione di utensili.

encefalizzazione_cranio_homo_evo_australopiteco

Ultimo, ma non meno importante fattore legato alle forme più recenti del genere Homo, c’è la locomozione bipede. Già le prime forme di Australopithecus (4,2 milioni di anni fa) avevano un’andatura bipede stabile, e molto probabilmente questo fu uno dei fattori che ha concorso a determinare il successo evolutivo di questa specie.

Se da un lato quindi il processo evolutivo ha portato gli ominidi ad avere un cervello sempre più grande, d’altro canto la locomozione bipede ad andatura verticale crea diversi problemi per quanto riguarda la nascita dei cuccioli.


 

 Un cervello più grande necessita di una scatola cranica (ossea) più grande, che al momento del parto dovrà passare da un bacino, e da una vagina, di dimensioni maggiori.


In evoluzione, questo fenomeno viene chiamato dilemma dell’ostetrica (Obstetric Dilemma), e indica la presenza di pressioni selettive antagoniste che hanno favorita da un lato l’encefalizzazione e dall’altro la locomozione bipede. Uno dei fenomeni più evidenti di tutto ciò, si può notare anche nella nostra specie: in Homo sapiens, così come in molti altri mammiferi, esistono evidenti differenze tra la forma e le dimensioni del bacino maschile e di quello femminile. Se confrontanti, appare evidente quale dei due sessi è destinato a partorire un esemplare dalla scatola cranica così ingombrante.

ossa-bacino-maschio-femmina-dimorfismo

Queste differenze non sono esclusive degli essere umani, ma sono presenti in quasi tutti i primati, sia bipedi, sia non bipedi, e in particolare in quelli di taglia medio – piccola.

I fossili indicano un vero e proprio mosaico evolutivo del dilemma dell’ostetrica, il quale ha sempre caratterizzato l’evoluzione dei primati, ma che ha avuto la massima inferenza nell’evoluzione degli ominidi, a partire dalla comparsa del genere Australopithecus.

Alcuni studi (cfr. Wells et al, 2012) sottolineano inoltre che lo sviluppo fetale, sia del cranio (del figlio), sia del bacino (della futura madre), è un fenomeno sensibile ai fattori ambientali esterni. Questi fattori vanno quindi a sommarsi alla selezione a livello genetico che ha caratterizzato l’evoluzione delle specie viventi.

 


 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *