La festa della fertilità


Molte delle festività che oggi vengono celebrate nel mondo occidentale sono legate alla cultura cristiana che, per anni, ha dominato sul panorama del Vecchio e del Nuovo Continente. I Saturnali, festività dedicate al dio Saturno, si sono trasformate nella moderna festa di Natale, e la stessa cosa è avvenuta con la festa dedicata a San Valentino, un vescovo e martire cristiano vissuto attorno al 200.

L’originale festività religiosa prende il nome da San Valentino da Terni, e venne istituita nel 496 da papa Gelasio I, andando a sostituirsi alla precedente festa pagana dei lupercali. La versione moderna, basata sullo scambio di doni e messaggi d’amore, è da far risalire, probabilmente, al periodo dell’alto medioevo nel quale prese forma la tradizione dell’amor cortese.

 

La festa della fertilità

I Lupercali (o Lupercalia in latino) erano una festività romana che si celebrava dal 13 fino al 15 febbraio, in onore del dio Fauno, protettore del bestiame ovino e caprino dall’attacco dei lupi. La leggenda vuole che al tempo di re Romolo ci sarebbe stato un prolungato periodo di sterilità nelle donne. I Romani si recarono quindi in processione fino al bosco sacro di Giunone, ai piedi dell’Esquilino, e qui si prostrarono in atteggiamento di supplica. La dea rispose, e disse che le donne dovevano essere penetrate da un caprone sacro. Fortunatamente un sacerdote etrusco interpretò però il messaggio diversamente, sacrificando un capro e tagliando dalla sua pelle delle strisce con cui colpì la schiena delle donne e dopo dieci mesi lunari le donne partorirono. Il legame con il dio Fauno è successivo, ed è dovuto alle parole dell’oracolo riguardo la penetrazione (inito, che rimanda a Inuus, altro nome di Fauno) da parte del sacro caprone.

 

lupercali

 

Celebrazione

I Luperci, giovani sacerdoti che celebravano la festa, erano seminudi con le membra spalmate di grasso e una maschera di fango sulla faccia; soltanto intorno alle anche portavano una pelle di capra ricavata dalle vittime sacrificate nel Lupercale. Con le pelli degli animali sacrificati venivano assemblate delle fruste, in ricordo delle parole di Giunone. Dopo un pasto abbondante, tutti i Luperci dovevano correre intorno al colle Palatino, saltando e colpendo con queste fruste sia il suolo per favorirne la fertilità, sia chiunque incontrassero lungo il tragitto, e in particolare le donne, le quali per ottenere la fecondità offrivano volontariamente il ventre. In questo modo i Luperci simboleggiavano contemporaneamente i caproni e i lupi: erano capri quando infondevano la fertilità dell’animale (considerato sessualmente potente) alla terra e alle donne attraverso la frusta, mentre erano lupi nella loro corsa disperata attorno al Palatino.

Lupercalian_Festival_in_Rome

 

 

Simbologia

Il dio Fauno, figura umana con coda e corna di capra, viene fatto corrispondere al Satiro della mitologia greca. Questa figura mitologica abita boschi e montagne ed è la personificazione della fertilità e della virilità maschile, tanto da venire, a volte, raffigurati con una vistosa erezione o intento a masturbarsi.

Il satirismo (o satiriasi) è un termine ormai desueto utilizzato per indicare un aumento morboso dell’istinto sessuale nei maschi, più o meno il corrispettivo del concetto di ninfomania riguardante il femminile. Entrambi i termini non vengono più utilizzati a livello scientifico e sono stati sostituiti dal concetto di ipersessualità.

Le_faune_1923

Le faune, Carlos Schwabe, 1923

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