La scienza del bacio


Uno dei temi fondamentali di questo sito vuole essere la proposta di una visione della scienza meno fredda e noiosa, mostrando come anche su aspetti della realtà tipicamente considerati irrazionali, si possa comunque indagare secondo quello che potremmo definire un vero e proprio metodo scientifico.

Parafrasando un famoso biologo britannico,

«Comprendere il meccanismo che sta alla base della formazione dell’arcobaleno, non lo rende meno affascinante».

In un precedente articolo abbiamo parlato dell’orgasmo, e di come la discussione sulla sua effettiva funzione possa essere un ottimo modello per rappresentare le poche, ma essenziali, regole che vigono all’interno della comunità scientifica: la conoscenza scientifica deve infatti essere pubblica, rivedibile e replicabile.

Un altro spunto interessante è quello offerto dallo studio fenomenologico del bacio. Da Freud alle neuroscienze, questa pratica ha attirato la curiosità di molti uomini di scienza e non, i quali hanno dato diversi suggerimenti su come interpretare il fenomeno.

 

Significati e significanti

Se ci limitiamo alle scienze sociali, la pratica del bacio ha diverse funzioni nelle diverse culture: può essere visto come saluto, come segno d’affetto o di fratellanza, e il modo in cui si da questo bacio è molto differente ed estremamente variabile nelle diverse culture, indipendentemente dal sesso, dall’età o dal legame di parentela.

La questione cambia totalmente quando ci si sposta sul versante sessuale, e il bacio assume quindi una specifica carica erotica. In questo caso, non solo cambia il tipo di bacio, ma soprattutto ciò che davvero si trasforma è il significato con cui viene caricato il gesto.

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Un famoso “meme” che ritrae una persona intenta a farne baciare altre due.

Lo scienziato di Vienna

Nei suoi saggi, Sigmund Freud affronta diverse volte l’argomento del bacio e, forse a causa della sua passione/ossessione per i complessi dell’infanzia, proprio a questa età colloca le origini del fenomeno. Secondo Freud infatti, il bacio deve avere qualcosa a che fare con l’allattamento e, più in generale, con la fase orale dello sviluppo cognitivo di ogni bambino.

Il primo istinto dell’infante è quello di nutrirsi, e per i primi mesi di vita è anche l’unico bisogno che egli ha. Da qui, secondo Freud, avviene una stimolazione delle mucose della bocca associate al senso di piacere e di appagamento derivato dal nutrimento. Ripetere il gesto e soprattutto stimolare quella stessa zona, riporta il nostro cervello a una condizione simile di piacere.

Oltre a spiegare le origini di quelle che, successivamente, definirà come zone erogene, la visione del padre della psicanalisi sembra convincente, nonostante il pensiero freudiano è stato molto ridimensionato negli ultimi anni.

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Sigmund Freud, considerato da molti il padre fondatore della psicanalisi, ha dedicato ampio spazio nei suoi studi alla sfera sessuale.

 

Cibo, uccelli e tanta etologia

L’etologia, ossia lo studio del comportamento animale, ci offre altri spunti molto interessanti. Il bacio infatti potrebbe essere una ritualizzazione dello scambio di cibo, fenomeno tipico in molti animali. Il bacio andrebbe inteso come una simulazione di questa pratica di corteggiamento, diffusa soprattutto tra insetti e uccelli, dove il maschio offre del cibo alla femmina affinché lei si conceda (fenomeno peraltro diffusissimo anche tra gli “evolutissimi” Homo sapiens, dove gli inviti a cena sono spesso finalizzati al coito post pasto, ndr).

Questa teoria non convince però tutti gli scienziati al 100%, perché l’offerta di cibo come strategia di corteggiamento è sempre maschile: sono i maschi a offrire veri e propri “pacchetti” di cibo alle loro future partner, spesso rigurgitato e già parzialmente digerito (che gentilezza!), al fine di assicurarsi che abbiano il corretto apporto di sostanze nutritive per l’imminente gravidanza (vedi il caso limite della mantide religiosa). Ricordiamoci che nella grande maggioranza del regno animale, è la femmina che sceglie il maschio con cui accoppiarsi, in quanto sarà poi solo lei che dovrà sobbarcarsi tutto il biocosto della maternità.

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Un romantico rigurgito tra due uccelli.

La questione di offrire risorse in cambio di sesso è in realtà cosa ben nota a tutti gli studiosi del settore e forme differenti di offerte avvengono anche nella nostra specie durante il corteggiamento. Da una scatola di cioccolatini (offerta di cibo) alla posizione sociale ricoperta (offerta economica), il maschio cerca di conquistare la propria partner mettendo sul tavolo delle trattative diverse tipologie di offerte, ma in ogni caso ciò che un bacio può offrire non è altro che un po’ di saliva e qualche migliaio di batteri.

Inoltre, se il fenomeno dell’offerta è tipicamente unidirezionale, dal maschile verso il femminile, il piacere del bacio è biunivoco e si manifesta in entrambi i sessi.

 

Sessuologi e antropologi

La sessuologia ci offre ancora un altro punto di vista, e in particolare tende a collegare la carica erotica legata al bacio al fatto che tale gesto sembra mimare l’attività sessuale penetrativa. Un bacio appassionato permette infatti l’esplorazione delle mucose del proprio partner, cosa non molto distante dalla maggior parte delle pratiche sessuali.

Un bacio di questo tipo, non solo mima l’attività penetrativa, ma permette lo scambio dei ruoli (switch) indipendentemente dal proprio sesso di appartenenza. Forse proprio per questo motivo in molte culture baciarsi in pubblico è vietato, tant’è che questo spesso accade in Paesi fortemente maschilisti e caratterizzati da una scarsa tolleranza verso l’omosessualità e tutte le minoranze sessuali.

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In certi casi, baciarsi può essere considerato un comportamento “indecente”?

 

Viva la [bio]chimica

Una delle ipotesi più convincente, e sulla quale sembra concordare la comunità scientifica, è quella che descrive il bacio come un test della salute e della genetica dei propri futuri partner.

Esiste infatti un gruppo di geni chiamato Complesso Maggiore di Istocompatibilità (o, in inglese, Major Histocompatibility Complex, MHC) che è responsabile della risposta immunitaria del nostro organismo. Questi geni non sono identici in ogni Homo sapiens e variano da persona a persona, ma essendo geni ereditari, sono più simili tra le persone collegate da un legame di parentela.

In ciascuno individuo, la sua specifica combinazione di geni dell’MHC offre una specifica protezione, più o meno forte, verso un determinato spettro di agenti eziologici che potrebbero attaccare quell’organismo. Sarebbe quindi conveniente trovare un partner con una combinazione di geni differente dalla propria, in modo tale da generare una prole con un complesso più ampio di risposte immunitarie.

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La struttura tridimensionale di alcune proteine dell’MHC di un topo.

Cosa c’entra quindi il bacio? Alcuni dei prodotti proteici di questi geni finiscono anche altrove, per esempio li ritroviamo nel sudore e nella saliva. Diversi studi mostrano una fortissima correlazione tra l’attrazione odorosa e la differenza genetica dell’MHC. La stessa cosa vale per i baci, e quindi se quando baciate il/la vostro/a partner la cosa vi piace (al netto dell’eventuale cena a base di peperonata) potete stare certi che lui/lei abbia un MHC differente dal vostro (e che non è un vostro familiare).

Con un’annusata e un buon bacio, abbiamo già capito se il sistema immunitario del/la nostro/a partner è valido per generare una prole sana.

Ovviamente la possibilità di generare prole è spesso l’ultimo pensiero che corre nella mente di due persone che si baciano. Comprendere però le origini biologiche che stanno alla base di questo fenomeno non lo rendono meno affascinante, ma anzi aggiungono un significato in più a un gesto tanto comune.


 

Fonti

I temi trattati nell’articolo si basano su molte fonti differenti, ma in particolare mi sento in dovere di segnalare:


 

 

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