Si può fare!


La Creatura del dottor Victor Frankenstein è spesso utilizzata come metafora per molte delle paure del genere umano. Il fascino di questo capolavoro letterario sta proprio nella rottura della contrapposizione tra vita e morte.

Che c’entra la biologia con tutto ciò?

A lungo ci si è domandati quando una creatura può essere considerata viva e quando non più o non ancora. Tutt’ora la discussione è aperta, coinvolgendo tutte le branche del sapere in questo dibattito. Ma una delle domande che affligge tutti gli studiosi delle scienze della vita, riguarda il quando tutta questa vita abbia avuto origine.

Le teorie sono diverse, ma una delle più promettenti (e forse anche tra le più suggestive) ricorda proprio l’esperimento descritto nell’opera di Mary Shelley.

Questa teoria fu avanzata tra gli anni 20 e gli anni 30 dai due biologi Oparin e Haldane, i quali ipotizzarono che le condizioni iniziali del pianeta Terra fossero basate su componenti chimiche molto semplici. Nel brodo primordiale ipotizzato dai due scienziati, erano presenti alcune molecole a base di carbonio, mentre nell’atmosfera primitiva del nostro pianeta, erano presenti in abbondanza elementi come metano, ammoniaca, anidride carbonica, idrogeno e acqua. Da queste molecole più semplici avrebbero dovuto generarsi le molecole più complesse che oggi formano tutti gli organismi viventi.

La prova che l’ipotesi di Oparin e Haldane fosse corretta giunse alcuni anni dopo, con l’esperimento di Miller-Urey. Questo test fu condotto negli anni 50 dal biochimico Stanley Miller e dal suo docente, il premio Nobel per la chimica Harold Urey. Essi dimostrarono che la formazione di composti organici a partire da componenti inorganiche era davvero possibile. E perché tutto ciò potesse accadere, era necessaria una fonte di energia, come i raggi solari, oppure… i fulmini!

LightningBolt

Come in un moderno riarrangiamento del romanzo ottocentesco,  Miller e Urey costruirono un sistema sterile e isolato, dotato di due elettrodi, nel quale fecero convergere tutte le molecole elencate prima per farle reagire tra loro. Dopo circa una settimana ininterrotta in cui le condizioni erano mantenute costanti, Miller osservò che circa il 15% del carbonio era andato a formare composti organici, tra cui alcuni amminoacidi e altri costituenti biologici.

Se in una sola settimana Miller e Urey riuscirono a ottenere alcuni amminoacidi, sembra lecito pensare che molte molecole che oggi stanno alla base degli organismi viventi, si siano potute formare in milioni di anni di reazioni simili, avvenute sul nostro pianeta.

Miller_Urey

Questo esperimento pone l’attenzione circa la possibilità dell’origine abiotica della vita anche su altri pianeti. Numerose osservazioni confermano infatti la presenza di molecole organiche complesse nelle polveri e nelle nubi interstellari.

L’esperimento di Miller e Urey ha gettato le basi per altri esperimenti simili, sempre più complessi, che sembrano confermare tutti la validità delle ipotesi di Oparin e Haldane.

La presenza di quegli elettrodi, che simulavano i fulmini, sono un’immagine molto forte e da un certo punto di vista molto simbolica.Tutte le diverse culture hanno tradizionalmente uno o più racconti sulla creazione della vita. Ciò che spesso le accomuna è la presenza di un motore, di un evento che abbia messo in moto tutto il resto. Probabilmente per questo motivo l’immagine del fulmine ha così tanto fascino.

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